F 4J Phantom “Show time 100” – Andrea Ferretto

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F 4J

F 4J Phantom “Show time 100”
Hasegawa 1/48

Come un po’ tutti noi modellisti, avevo in giacenza sullo scaffale una scatola che aspettava solo il momento giusto per essere aperta e cominciata. È il caso di questo F 4J Phantom “Show Time 100”, della Hasegawa, uscito ormai diversi anni fa, ma che non avevo intenzione di cedere o sostituire nemmeno con stampi più recenti, per puro principio!

La molla è scattata quando ho avuto per le mani il set di dettaglio per il cockpit, prodotto da Eduard, davvero sublime, impeccabile e ricchissimo di dettagli, peccato solo fosse stato progettato per lo Zoukei Mura.

È quindi cominciato il grosso lavoro di adattamento delle pareti interni delle valve di fusoliera e assottigliamento anche delle parti in resina. Alcune differenze di misure in effetti ci sono e si riscontrano specialmente nella parte posteriore del cockpit, dove ho dovuto modificare anche la gobba dorsale del kit per fare entrare il tutto. Ma niente panico, dove c’è un problema, ci sono diverse soluzioni!

Ovviamente vasca e pannelli strumenti, colorati prima di chiuderli in fusoliera.

Il montaggio è proseguito poi nella più classica delle maniere, d’altra parte è un prodotto che nonostante l’età si fa assemblare senza troppi intoppi, basta avere gli adeguati accorgimenti (prove a secco, documentazione, ecc..).
Dopo un’attenta fase di stuccatura generale delle giunzioni era il momento del primer, che questa volta ho voluto dare nero, Mister Surface 1500 Black, ad aerografo. È un primer finissimo che lascia tutti i dettagli in evidenza, e che risalta eventuali difetti da correggere.

Da qui in poi non mi sono inventato nulla di nuovo, ma ho proceduto con minuziosità ad una tecnica che in passato avevo solo in parte sperimentato. Con del bianco, abbastanza diluito, sono andato a riempire l’interno dei pannelli, con movimenti ondulanti e variando spesso la distanza del flusso di colore, andando così a formare delle linee curve in continuo cambio di spessore. Un bel effetto quasi “marmorizzato”. Questi segni li ho portati al limite delle incisioni dei pannelli, lasciando i canali il più possibile scuri, e cercando dove possibile, di schiarire sempre di più verso il centro.

Questo sulla parte superiore del modello, mentre per la zona inferiore ho dato sempre ad aerografo, un primer grigio, per essere più agevolato con il bianco finale della livrea. E’ cambiato lo sfondo ma il procedimento è stato lo stesso di cui sopra.

Tornando alla zona superiore, ho quindi passato il grigio chiaro, sempre a più mani, molto diluite, fino a che non ho ottenuto il risultato sperato, riempiendo quasi ogni pannello singolarmente, per ottenere un certo movimento della vernice.

Qualche mano di lucido a protezione, e visto che era partito come un lavoro sperimentale, ho deciso di dipingere la coda senza usare le decals. Ho fatto una loro fotocopia, che poi ho usato come base di partenza per ritagliare le sagome su un foglio di acetato.

È stato un po’ più complicato del previsto, con le diverse maschere che ho dovuto usare per ricreare anche le scritte e per rendere più netti vari bordi, ma alla fine sono stato molto contento del risultato. Ne è valsa la pena? Forse sì considerando lo spessore delle decals e comunque ho fatto esperienza.

Altri stencil li ho creati per le scritte NAVY  e NG, mentre per tutto il resto ho usato le altre decals a corredo del kit.

Le coccarde, risentivano un po’ dell’età e, nonostante i vari trattamenti al sole per farle tornare candide, le stelle bianche risultavano sempre un po’ giallastre, così dopo averle stese, ho dato ancora mani di lucido a protezione. Ho poi mascherato ogni singola stella con il post-it, che ha una bassissima adesività e mi ha permesso di lavorare serenamente, e ho spruzzato il bianco. Lo stesso ho fatto con le bande delle stesse insegne.

Altro capitolo è stato l’invecchiamento. So che il mercato è colmo di prodotti che aiutano in questa fase, ma io strizzo l’occhio alla vecchia scuola e mi piace molto usare gli olii.
Premesso che non ho voluto fare lavaggi, (i pannelli sono perfetti così dopo la verniciatura), qualsiasi tipo di panel liner o simili avrebbe reso il lavoro un po’ più finto; sarebbe stata un inutile forzatura.

Ho preferito usare la tecnica del dry brush, scaricando molto il colore ad olio sulla carta assorbente, per poi andarlo a depositare ad hoc, con un pennello vecchio e dalle setole aperte, sui punti più opportuni.

Per smorzare eventuali zone troppo marcate, con lo stesso pennello, ma leggermente imbevuto di sola acquaragia, sono andato a picchiettare l’olio depositato, in modo da espandere e sfumare il colore.

Sono partito con tinte calde, create al momento secondo il mio gusto, ma avendo sempre come riferimento qualche fotografia, per poi passare a tinte più scure, nelle zone dove richiesto, ad esempio vicino ai motori.

Per la zona metallica dietro e  sopra gli scarichi ho usato gli smalti Humbrol come base, per poi andare a simulare le alte temperature, prima con i trasparenti acrilici, e poi sempre con gli olii per effetti bruniti.

La parte inferiore invece è stata, oltre che invecchiata, anche “riempita” di colature dai vari portelli di accesso.
Una volta asciutta anche la fase ad olio, ho passato l’ennesima mano di protettivo trasparente, seguita da un satinato tendente all’opaco.
Ho proseguito l’assemblaggio per sottoinsiemi tra cui: carrelli, aerofreni, cupolini, alettoni ecc.. e poi finalmente dopo gli ultimi ritocchi, l’assemblaggio finale!
Ho cercato di trascurare meno dettagli possibili, cercando di restare fedele alla mia idea iniziale di come avrebbe dovuto essere, e ci sono andato molto vicino. Non è privo di difetti o errori, ma tutto sommato sono nascosti bene, o passano quasi inosservati… speriamo 😄!
Ogni difficoltà affrontata è stato uno stimolo e un esperienza per non ripetere gli stessi errori con il prossimo modello! Forse…
Buon modellismo a tutti!
Andrea Ferretto
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