CAMPINI CAPRONI NC 1 – VALOM 1/72

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CAMPINI CAPRONI NC 1 – VALOM 1/72

 

 

Questo soggetto mi ha sempre attratto per due motivi, il primo è che a me piacciono i prototipi e quindi cosa c’è di meglio di un prototipo italiano… il secondo è un ricordo di quando lavoravo come rappresentante di caffè: c’era un meccanico delle macchine da caffè, un anziano milanese, un genio; una volta, chiacchierando con lui, mi disse che appena quindicenne aveva lavorato al prototipo del Campini Caproni e mi raccontò la sua esperienza.

Quando mi è poi capitato di vedere il kit in un negozio di modellismo l’ho comprato subito pensando “è semplice da fare, lo farò in scioltezza fra un kit e l’altro”. Arrivato il momento di prendere in mano il kit per prima cosa ho guardato lo stampo, non male, inciso… facendo poi delle prove a secco per vedere come combaciavano i pezzi.

Guardando le foto dell’aereo reale la prima cosa che ho notato è stata la parte terminale del cono di scaricodel kit (foto 1)… assolutamente improponibile. Dovevo trovare il sistema per assottigliarlo una volta montata la fusoliera, ma senza avere il cono che scorre all’interno che mi ostacolava. Osservando le foto ho visto che il cono terminale di fatto è un tubo: allora ho pensato ad un sistema per farlo, una siringa tagliata a misura e lasciata un po’ abbondante all’esterno in modo da poter lavorare più comodamente il terminale e assottigliarlo adeguatamente (foto 2-3-4).

Inoltre, sempre confrontando con le foto dell’originale, ho notato che la capottatura inserita nel kit fra i due abitacoli (foto 5)  non c’era in realtà sull’aereo vero e anzi peggiorava l’aspetto del kit con il tettuccio anteriore aperto, come avevo intenzione di fare; l’ho eliminata (foto 6) e assottigliato poi i bordi (foto 7). Nel cono che va all’interno del tubo di scarico ho creato una crociera in modo che inserendolo nel foro questa lo mantenga al centro (foto 8).

La turbina nella parte anteriore è perfetta, considerando anche che alla fine si vede poco.

Sempre con riferimento alle foto dell’aereo reale ho notato che nello spazio fra i due abitacoli e sui fianchi di quello anteriore c’è una struttura con fori di diverso diametro; l’ho quindi autocostruita (foto 9-10-11).

Passando all’abitacolo ci sono due cruscotti in fotoincisione con strumenti, carini… è bastato verniciarli (foto 12).

Sull’aereo reale l’abitacolo è abbastanza spoglio; altrettanto nel kit, ci sono due seggiolini abbastanza ben fatti e sottili, cinture in fotoincisione solo da verniciare e scadenti pannelli di strumentazione ai lati degli abitacoli, sempre in fotoincisione, piatti. Ho preferito rifare gli strumenti in plasticard e le leve con sprue filato a caldo (foto 13).

Le cloches erano decisamente surdimensionate, buone forse per una scala 1/48; ho dovuto rifarle (foto 14-15-16). Fatto questo ho chiuso la fusoliera e ho atteso che asciughasse.

E’ poi venuto il momento delle alle ali con la prova a secco… orrore! I bordi d’uscita avevano uno spessore esagerato. Dopo aver incollato le ali e atteso che fossero asciugate ho energicamenne grattato i bordi d’uscita finchè il loro profilo non mi ha convinto. I bordi d’uscita alari per me sono sacri, vanno sempre assottigliati anche se si rischia di eliminare delle incisioni, casomai dopo si rifaranno (foto 17, a dx grattati a sx ancora da fare).

Dopo l’asciugatura della fusoliera ho montato le ali e i piani di coda dopodichè, alla grande, stuccatura di tutti i raccordi. Si fa presto però a dire “stuccare”: ci sono voluti più passaggi poichè c’erano i grand canyon, specialmente sui piani di coda (foto 18). Terminata la stuccatura sono passato ad assottigliare tutti i bordi d’uscita, compreso il cono di scarico e a rifare tutte le incisioni che erano state nel frattempo rovinate.

Finalmente la verniciatura, prima una bella mano di grigio chiaro. Siccome il soggetto è tutto metallo naturale ho voluto sperimentare una tecnica diversa: per non vedere tutto alluminio uniforme e considerando che i colori Alclad non sono coprenti ma sensibili al colore di fondo, sul grigio chiaro ho fatto delle piccole chiazze di grigi più scuri. Poi, sempre confrontando con le foto dell’aereo realeo, si vede che ci sono pannellature più scure; le ho riquadrate e ho applicato la tecnica inversa rispetto a quella che avevo fatto sul grigio chiaro (dalle foto si vede meglio, foto 19-20).

Per la verniciatura ho utilizzato alluminio Alclad, spruzzato a bassa pressione molto leggero, in modo di non nascondare le varie tonalità che dovevano risaltare. Una volta asciugato l’alluminio ho passato una mano di trasparente opaco al tutto lasciandolo asciugare. Successivamente è stata la volta della fascia bianca in fusoliera e della croce sabauda.

Al termine ho applicato quelle poche decals presenti nel kit e come numero di matricola ho optato per l’NC 1 (4849). Poi i carrelli, molto semplici come erano nella realtà, ruote in resina, appena sufficenti e portelli in fotoincisione.

La parte peggiore del kit è senza dubbio il tettuccio, stampato in un pezzo unico in acetato (foto 21). Era poco trasparente e con i bordi dei finestrini tutti “ondulati”; siccome volevo posizionare il tettuccio anteriore aperto non mi è rimato altro che ristamparli. Ho tagliato delicatamente con il dischetto dentato  il parabrezza che volevo tenere e la parte centrale tra i due tettucci (foto 22) al cui interno ho ricreato la struttura tubolare con filo elettrico. Quindi ho creato il master in legno per stampare i due tettucci (foto 23-24).

Quando si rifanno i tettucci si và ad esperimenti, non ci si riesce alla prima stampata; si stampa la prima, si ritocca il master e si ristampa finchè il risultato non diventa covincente. Ottenuto il risultato desiderato ho mascherato i finestrini (foto 25) e verniciato sempre con alluminio Alclad. Questi ultimi li ho poi incollati con Cristal Clear e a quel punto il modello era pronto per la sua basetta.

Nel complesso un modello carino e mi ritengo soddisfatto del risultato.

 

 

Gianni Besenzon
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