Recensioni velivoli — 24 gennaio 2014

 

Douglas A 3D Skywarrior

Douglas A 3D Skywarrior – 1/48 Trumpeter

Lo so collezionare scatole è una grave dipendenza, ma non so resistere alla tentazione: ebbene si  eccone un’altro che  mi mancava … finalmente è appontato da me il Douglas A3D “Skywarrior” il più pesante aereo operativo imbarcato dell’U.S. NAVY.

A differenza del celeberrimo Phantom, di cui molti sanno quasi tutto, qui spendo due parole per un aeroplano che forse non tutti conoscono e che sicuramente a molti non piacerà.

Nato dal geniale Ed  Heinemann famoso progettista padre di gioielli come SBD Dauntless,  A26 Invader,  A1 Skyraider, A4 Skyhawk… tanto per citarne alcuni, doveva soddisfare una specifica per dotare la marina statunitense di un bombardiere medio con capacità di trasportare  ordigni nucleari.

La gestazione dello Skywarrior fu abbastanza lunga, circa due anni, in un’epoca come gli anni 50 in cui i nuovi velivoli da combattimento venivano sfornati come biscotti; il  problema era contenere per quanto possibile i pesi, fondamentale requisito per un aereo imbarcato. Scelta che impose di eliminare i seggiolini eiettabili  (altro soprannome A3D  “all 3 death” tutti e tre morti) a favore di 2 portelli posti dietro la cabina di pilotaggio nella parte superiore ed inferiore della fusoliera.

Lo Skywarrior soprannominato “the Whale” (balena) per via delle sue dimensioni  fu impiegato sulle portaerei per più di 30 anni  in vari ruoli: bombardiere, fotoricognitore, guerra elettronica e aerocisterna: inoltre servì da importante banco prova per diversi tipi di armamento. Infatti innumerevoli sono state le sigle e le versioni di questo versatile bireattore, troppe da elencare qui.

Il suo canto del cigno come altri gloriosi aeroplani dell’US Navy quali A7 Corsair II e A6 Intruder, fu la guerra del Golfo nel 1991.

Bat 21

 

Dalla sua cellula nacque anche una versione per l’USAF denominata B66 “Destroyer” usato principalmente come piattaforma per guerra elettronica e spionaggio. Il protagonista (Gene Hackman) del famoso film “BAT 21” era appunto a bordo di un RB 66 quando fu abbattuto.

Del Destroyer feci il modello nei lontani primi anni 80, un appena passabile, in scala 1:72 dell’Italeri su stampo Testors.

Finalmente ora la balena è catturata…allora esaminiamo il mostro.

TRUMPETER COLPISCE  ANCORA!!!

 Certo i  Trumpeter non sono tutti dei gioielli, ma almeno i soggetti rappresentati sono molto interessanti. Come quasi tutti i kit di questa casa all’apertura della scatola (di dimensioni stranamente ridotte vista la taglia) si rimane subito impressionati per la quantità dei pezzi (circa 370).

Interni molto belli che lasciano veramente poco al caso; almeno dalle immagini da me trovate in rete e su varie pubblicazioni sembra andare tutto bene. Il kit fornisce una bellissima riproduzione del radar, anche se a me non piacciono gli aeroplani “sventrati” .

Carrelli di atterraggio e relativi vani sono superlativi, unico neo la posizione parzialmente non corretta dei carrelli principali, penso sia cosa sistemabile, ma mi riservo un controllo più accurato probabilmente in futura (MOLTO FUTURA!) realizzazione.

Bella la postazione difensiva posteriore, mancano solo alcuni dettagli minori come i fori di espulsione dei bossoli ma… va beh, non esageriamo con le pretese.
Mi piace la porta di accesso dell’equipaggio: può essere posizionata aperta con una discreta visuale degli ottimi interni.
Naturalmente tutte le superfici di controllo sono riposizionabili con relativi flaps e slats;  l’ala forse è un po’ troppo spessa ma entriamo nella miriade dei piccoli errori dei quali soffrono parecchi kit e che comunque non tolgono nulla all’aspetto finale.

Gondole motori ben realizzate; resta solo il dubbio dell’allineamento come tutti  i plurimotori. Motori: al solito kit nel kit, d’obbligo per gli amanti del genere rappresentarli aperti. Trasparenti eccezionali, limpidi e robusti.

Fotoincisioni per dettagliare portelli e aerofreni. Ruote in gomma come da tradizione Trumpeter. Le decal sono previste per il VAH-9  “Hoot Owls” con varie numerazioni.

Naturalmente mi sono già procurato un foglio  decal della Caracal models con ben 4 versioni operative durante la guerra del Vietnam. In conclusione un bel bestione che non può mancare in una collezione di aerei imbarcati post  IIGM.

Ah… i più bravi potranno trarne la versione dell’USAF B66 Destroyer, le differenze non sono molte.

Ciao a tutti

 

Stefano “Tomcat” Cozza

 

Vedi gli articoli e le realizzazioni di Stefano Cozza

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Giulio Perugia

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