Mezzi Militari — 06 Giugno 2012

Un po’ di storia

Nel corso della 2a guerra mondiale si evidenziò la necessità di sostituire i carri per l’esplorazione M5, ormai inadatti al confronto con i mezzi tedeschi, e delle autoblinde M8 ed M20, con mezzi leggeri più idonei. La Cadillac mise in atto un progetto nel corso del ’43 che, nell’ottobre dello stesso anno portò alla definizione di un modello denominato T 24. Le prove di questo prototipo apparvero talmente interessanti da commissionarne subito la produzione di 1000 unità. Nel contempo ne veniva sviluppato un derivato il T 24E1, avente la meccanica dell’M 18 e un’ arma più lunga; le sperimentazioni su questo ulteriore modello vennero però cessate con la fine delle ostilità. Nel frattempo vennero attrezzate industrie per la produzione dell’M 24; la Cadillac consegnò il primo mezzo nell’Aprile del ’45 e dalla Massey Harris pervennero altri 1000 esemplari. Intanto erano allo studio altri derivati e all’American Car & Foundry venne commissionata la produzione di semoventi da 105mm sullo scafo dell’ M 24. Un’ulteriore evoluzione dell’ M 24 fu l’ M 19, un carro contraereo nel quale il motore e la trasmissione furono spostati più in avanti per far posto, posteriormente, a una piattaforma girevole parzialmente scudata armata con due Bofors da 40mm. Vennero poi realizzati un secondo semovente da 155/23 (M 41), un semovente da 155/22 (M 37); poi alcuni prototipi con cannoni più lunghi con freno di bocca, con torrette multiple (4×12,7mm) contraeree, semoventi con mortai da 106mm e da 155mm, un semovente contraereo con cannone automatico da 75mm e altri dotati di cannoni senza rinculo. Su uno scafo fu poi testata la torretta dell’ AMX13 francese e ne vennero anche realizzate versioni anfibie dotate di cassoni di galleggiamento. La Francia, inoltre, ne ha armato uno con un cannone a bassa pressione da 90mm.
I primi impieghi dell’ M 24 avvennero nelle unità di ricognizione dell’ esercito americano negli ultimi mesi di guerra. Prese il suo nome dai primi alleati che lo utilizzarono, il Tank Corps inglese, che lo ribattezzarono Chaffee Mk.1 in onore del generale Adna R. Chaffee. Venne poi utilizzato in Corea e dai francesi in Indocina e, sostituito poi dall’ M 41 nell’ esercito americano venne ceduto ad alleati e a paesi minori che lo utilizzarono sia in combattimento che per scopi addestrativi. Una curiosità su questo mezzo è che fu anche utilizzato da una impresa statunitense che si occupava di demolizioni.

Caratteristiche:
peso t 17,93 – lunghezza m 5,49 – larghezza m 2,85 – altezza m 2,21 – luce libera m 0,45
corazzatura mm 25 – motorizzazione hp 2×110 – vel. max. km/h 56 – autonomia km 160
equipaggio 5 uomini – armamento 1×75 2×7,62 1×12,7 – munizionamento 48+3000+440
trincea m 2,44 – gradino m 0,91 – guado m 1,22 – pendenza max. superabile 60%

 

Tecnica

L’ M 24, carro tradizionale con motore e trasmissione posteriori, armamento al centro e riduzione in prua, fu uno dei migliori carri realizzati. Una paratia separava il motore dalla camera dell’ equipaggio con il pilota posto alla sinistra della torretta e con il suo secondo alla sua destra con funzioni di marconista oltre che di mitragliere. Le sospensioni a barre di torsione ed ammortizzatori idraulici rendevano questo carro un’ eccellente piattaforma di tiro. Il treno di rotolamento era formato da cinque rulli gommati e quattro reggicingolo per lato; il rinvio era posizionato posteriormente con ruota in acciaio, mobile per la regolazione dei cingoli che potevano essere sia in acciaio sia in acciaio con appoggio in gomma. Lo scafo aveva bassa sagomatura ed era costituito in piastre elettrosaldate con una inclinazione ottimale. Era mosso da due motori Cadillac 3G indipendenti situati nel retro dello scafo del tipo V8 a carburatore e raffreddamento idraulico. La trasmissione comprendeva una coppia di frizioni e due cambi automatici a quattro marce in avanti completata da un gruppo di rinvio che accoppiava la potenza dei motori con due rapporti di velocità, normali e ridotte e la retromarcia e la possibilità di escludere a volontà la trasmissione di ciascun motore. Un albero di trasmissione in due pezzi collegante il rinvio al differenziale completava la trasmissione che veniva applicata alle ruote dentate anteriori tramite dei semiassi ad una riduzione finale. La sterzatura avveniva tramite dei freni applicati ai suddetti semiassi da due leve di direzione. La torretta in acciaio, parte fusa e parte in lastre elettrosaldate, brandeggiabile a 360°, montava un cannone da 75/37 M6 girostabilizzato con cannocchiale a reticolo graduato o periscopio con cannocchiale incorporato e una Browning da 7,62 mm abbinata al cannone. Completava l’ armamento di torretta una Browning da 12,7 mm contraerea e, in origine, un mortaio da 50 mm, poi abolito. In casamatta, davanti al copilota era presente una seconda Browning da 7,65 mm. L’ M 24 aveva quattro portelli di accesso più uno di emergenza nel sottoscafo in corrispondenza del secondo pilota. Iposcopi per i piloti, un cannocchiale per il puntamento, un periscopio e sei prismi nella cupola del capocarro garantivano la visibilità esterna. L’ impianto elettrico, comprendente quattro batterie da 6V in serie e due dinamo, era completato da cavi schermati, soppressori di resistenza e filtri. L’ impianto radio era costituito da una SCR528, da una AN/VCR3 per il collegamento alla fanteria e un telefono per il collegamento carro-terra. L’ equipaggio di cinque uomini era costituito da pilota e secondo pilota-marconista in scafo e capocarro, tiratore e servente in torretta.

Il modello

Il modello è l’ M 24 “Chaffee Tank” Italeri N° 6431. Modello piuttosto datato che però non ha dato origine a nessuna difficoltà in fase di montaggio e per il quale l’ uso dello stucco è stato veramente ridottissimo. Le componenti del mezzo sono ben rappresentate; un’ unica mancanza, per quanto si è potuto rilevare, è il telefono per il collegamento esterno che avrebbe dovuto essere posizionato nella parte posteriore destra. Anche la parte interna della torretta, almeno per gli standard attuali, è spoglia, se si escludono alcuni particolari del cannone, ma ricordiamo che si tratta di un modello certo non recentissimo. Il kit è stato realizzato da scatola; uniche aggiunte alcuni anelli di sollevamento che, persi durante il montaggio, sono stati rifatti in filo metallico.
La colorazione è stata eseguita con colori acrilici Tamiya, Hobby Color e Vallejo. Le decals disponibili nella scatola consentono di riprodurre cinque soggetti; tre statunitensi, uno della 1st Armoured Division operante in Italia nell’ aprile del ’45, uno della U.S. Army in Germania nel gennaio del ’45, uno della 3rd Infantry Division utilizzato in Corea nel ’51, uno della British Royal Army del 1st Royal Tank Regiment dislocato in Germania nel maggio del ’45 e uno francese, impiegato in Indocina nel ’53.

Domenico Giuliano

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