Mezzi Civili — 12 giugno 2013

La mia esperienza con il modellismo, ma soprattutto con l’autocostruzione, inizia da quando ero bambino. Grazie agli insegnamenti di mio padre, ottimo falegname, e all’abbondanza di legno e attrezzi del suo laboratorio ho imparato a costruirmi da solo i giocattoli  che desideravo. Col tempo poi ho perfezionato le mie tecniche di costruzione grazie anche agli studi e alle mie esperienze lavorative.

Nonostante che per molti anni mi sia occupato della manutenzione dei Mig 29 Moldavi, il mio interesse modellistico è sempre stato per i treni e così qualche anno fa ho deciso di provare l’autocostruzione in metallo con la tecnica della fotoincisione. Il mio primo pezzo è stato l’SVT137155 KRUCKENBERG seguito poi dall’Ale 724 e per finire il  treno ETR 250 Arlecchino di cui vi parlerò in questo servizio.

Prima di iniziare vi riassumo brevemente le caratteristiche tecniche di questo bellissimo treno. L’Arlecchino costruito nel 1960 derivava dal Settebello, da cui differiva principalmente per gli allestimenti interni, e per tipologia e numero delle carrozze. Il treno, molto bello e veloce, era il fiore all’occhiello delle Ferrovie dello Stato e voleva dare un’immagine positiva dell’Italia di allora soprattutto per gli uomini d’affari ed i ricchi turisti che normalmente lo usavano. Costruito in 4 esemplari (ETR.251, ETR.252, ETR.253, ETR.254) restò in linea per molto tempo, dal 1960 al 1983.

Nella mia precedente realizzazione dell’ALE 724 avevo ricevuto qualche critica per la scelta del soggetto, ritenuto sostanzialmente bruttino, strano, poco conosciuto ed infine bollato come treno per pendolari. Naturalmente non ho mai condiviso questo giudizio e per raccogliere la sfida ho allora deciso di cimentarmi con un uno dei più bei treni mai costruiti, l’Arlecchino.

Passiamo ora alla descrizione passo, passo della mia autocostruzione. La prima cosa da fare è recuperare quanta più documentazione sia possibile. Fondamentali sono i disegni tecnici con le misure esatte che fortunatamente si possono reperire presso l’archivio delle FS di Genova. Ci sono poi le tradizionali ricerche in internet e le monografie ferroviarie. Dopo avere dettagliatamente esaminato tutti i particolari costruttivi esterni ed interni passo al disegno tecnico vero e proprio di tutti i particolari che andranno riprodotti.

Questa fase oltre che molto lunga è fondamentale per la buona riuscita di tutto il lavoro. Bisogna infatti tenere conto di moltissimi particolari e che tutti i pezzi devono poi combaciare perfettamente; non dimentichiamo che è un modello esattamente in scala 1:87. Fortunatamente l’esperienza acquisita con i modelli precedenti mi ha molto agevolato. Terminati tutti i disegni al computer (io uso il programma Adobe Illustrator e Corel Draw) si passa al laboratorio fotografico che si occuperà di preparare il materiale per le lastre fotografiche. Con le lastre vado infine alla ditta che elaborerà le fotoincisioni. In questa fase bisogna decidere per i materiali da usare (io uso alpaca e ottone semicotto), gli spessori e le altezze delle erosioni.

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Finalmente si può partire con la costruzione del modello. Inizio con la sagomatura di tutte le poltroncine e degli interni, tutti i particolari vengono posizionati e saldati sui pianali ed infine verniciati. Passo quindi alla piegatura delle carrozze; per questa operazione utilizzo una dima in legno opportunamente sagomata. Una incisione nel retro della fotoincisione corrispondente alla piegatura mi consente poi  una sagomatura corretta e liscia per tutta la lunghezza della carrozza. Dopo la piegatura di quest’ultima viene saldato dall’interno il telaio per rinforzare la struttura.. Finita la costruzione della carrozza vengono eseguite le forature filettate per i successivi accoppiamenti. Di solito utilizzo viti inox da M1,4 a M2,5.

Per il montaggio dei vetri sui finestrini, dopo la verniciatura, ho utilizzato l’acetato applicandolo direttamente su un telaio in alpaca fotoinciso dall’interno che mi fa anche da cornice. Il muso del treno è stato per me una grande sfida. Riprodurre tutte quelle curvature mi ha fatto penare non poco. Ho usato resina, stucco e carteggiato alla grande. Di questo pezzo ho anche predisposto il calco per una eventuale riproduzione in microfusione. Tutto il treno quindi può essere riprodotto. La vetrata del muso è sempre in acetato opportunamente sagomato con una cornice di alpaca.

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Una volta ultimata la costruzione del modello si procede alla delicata fase della  verniciatura. Stendo prima una mano di fondo da carrozziere per poi passare ai colori definitivi al nitro che mi faccio preparare dal “mio colorificio di fiducia”. Dico questo perché indovinare il colore giusto non è cosa da poco, di solito ci si riesce dopo il terzo o quarto tentativo e mettendo a dura prova la pazienza del negoziante.  Non va infine dimenticato che anche il colore deve essere in scala.

Dopo qualche giorno passo poi alla lucidatura del modello per dare la giusta finitura. Tutti i particolari dei pantografi, che avevo precedentemente verniciato, sono in fotoincisione con le molle e altri particolari in scala. Sono funzionanti, possono essere aperti o chiusi e prelevare la corrente

 Per i carrelli e parti meccaniche ho scelto materiale austriaco di altissima qualità Roco e Leopold Halding. Ho messo due carrelli motorizzati per avere un’accelerazione uniforme. Per una presa costante di corrente ho utilizzato 4 carrelli. Oltre i motori viene alimentato anche il circuito di illuminazione interna delle carrozze che è realizzato con i led SMD.

L’ultima sfida infine è stato il farlo funzionare sui binari. Il mio intento era di farlo girare con raggi di curvatura ridotti per potere essere utilizzato su piccoli plastici. La lunghezza del convoglio, formato da due motrici e due carrozze, non mi ha di certo agevolato richiedendo numerose prove di bilanciamento e zavorramento.

Alla fine tutto funziona perfettamente e posso tirare un sospiro di sollievo.  La mia sfida personale è terminata con successo , l’Arlecchino è una bella realtà.

Alexei Stircu

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Giulio Perugia

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